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città politica | political city

La città è un’entità che si inserisce in un contesto territoriale attraverso azioni politiche, dimensioni fisiche e relazioni sociali. Tale complessità letta come “territorio-spazio”, “legale-reale”, “urbs-civitas” aiuta a definire le città contemporanee. Le funzioni politiche dello stato moderno possono essere ricondotte a sette categorie: definizione del territorio, definizione della cittadinanza, ordine interno, politica estera, prelievo fiscale, prestazioni e servizi sociali, sviluppo economico e sociale. La definizione del territorio è questione problematica perché spesso accade che il territorio amministrativo non coincida con l’ambito territoriale dei processi economici e sociali ad esso connessi, ragione per cui nelle regioni metropolitane spesso si sviluppano conflittualità tra i diversi soggetti. Definire la cittadinanza, come anche il territorio, è prerogativa del governo dell’amministrazione cittadina influendo sulle possibilità o meno di avere accesso ai servizi che essa stessa eroga. La crescente richiesta di sicurezza ed ordine interno è gestita dagli organi amministrativi, tanto che l’ordine pubblico diventa sempre di più una prerogativa del governo locale a scapito del governo statale che si occupa esclusivamente della difesa dei confini. La gestione dei rapporti internazionali è un elemento strategico dello sviluppo del territorio, spingendo le città ad agire in ambito sovranazionale, nel tentativo di inserirsi in una rete mondiale di politiche economiche, sociali, culturali, ecc.. Il decentramento del Welfare definisce una nuova gestione delle politiche sociali, la città ha il compito di indirizzarle per garantire il principio di sussidiarietà. Orientare lo sviluppo significa individuare nuovi strumenti di pianificazione urbanistico/economica capaci di essere strategici e di indicare il metodo dello sviluppo di una città e dei suoi cittadini.

The city is an entity that is part of a local context through political actions, physical dimensions and social relations. This complexity viewed as a “territory-space”, “legal-real”, “civitas-urbs” helps to define the contemporary city. The political functions of the modern state can be reduced to seven categories: definition of the territory, definition of citizenship, internal order, foreign policy, taxation, benefits and social services, economic and social development. The definition of territory is problematic because it often happens that the administrative territory does not coincide with the territorial scope of the economic and social processes associated with it, reason why in the metropolitan areas often develop conflicts between different subjects. Define citizenship, as well as the territory is a prerogative of the municipal government, influencing whether or not to have access to the same services it provides. The growing demand for security and internal order is handled by administrative organs, so that the public order becomes more and more a prerogative of local government at the expense of state government that deals exclusively with the defense of the boundaries. The management of international relations is a strategic element of the development of the territory, prompting the city to act in a supranational context, in an attempt to integrate into a global network of economic, social, cultural, etc. The decentralization of Welfare defines a new management of social policies, the city has the task of directing them to ensure the principle of subsidiarity. Guide development means identifying new tools of urban planning / economic strategy and be able to indicate the method of development of a city and its citizens.

Qyteti eshte nje vlere i cili hyn ne nje kontekst territorial nepermjet aksioneve politike, dimensionesh fizike dhe marredheniesh sociale. Kompleksitet i tille, i cili lexohet si “territor-hapesire”, “i ligjshem-reale”, “urbs-civitas” ndihmon te percaktoje qytetet bashkekohore. Funksionet politike te shtetit modern mund te shpien ne shtate kategori: percaktim i territorit, percaktim i shtetesise, urdheri i brendshem, politika e jashtme, terheqja fiskale, sherbime dhe sherbime sociale, zhvillim ekonomik dhe social. Percaktimi i territorit eshte ceshtje problematike, ndodh shpesh qe territori administrativ nuk perputhet me rrethin territorial te proceseve ekonomike dhe sociale ku jane te lidhura me to, arsye e cila, ne krahinat metropolitane zhvillohen shpesh konfliktualitete ndermjet subjekteve te ndryshem. Te percaktosh nenshtetesine, ashtu si edhe territorin, eshte privilegj i qeverise se administrimit qyteteror duke ndikuar keshtu ne mundesite per te patur hyrje ne sherbimet qe ajo vete sherben. Kerkesa e larte e sigurise dhe rregulli i brendshem eshte e administruar nga organet administrative, keshtu qe edhe rregulli publik behet gjithnje e me shume nje privilegj i qeverise se qytetit ne kurriz te qeverise shteterore e cila merret ekskluzivisht me mbrojtjen e kufijve. Administrimi i raporteve nderkombetare eshte nje element strategjik i zhvillimit te territorit, duke shtyre qytetet te sillen ne fushe mbikombetare, ne tentativen per t’u futur ne nje rrjet boteror politikash ekonomike, sociale, kulturale etj. Shperqendrimi i Welfare percakton nje administrim te ri te politikave sociale, qyteti ka detyren te adresoje politikat ne menyre qe t’i garantoje principin e ndihmeses. Te orientosh zhvillimin do te thote te gjesh strumente te reja planifikimi urbanistik/ekonomik, te jene te afte strategjikisht e te indikojne menyren e zhvillimit te nje qyteti e te qytetareve te tij.

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città sostenibile | sustainable city

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Verde, ecologico e sostenibile sono ormai le parole d’ordine, i valori attorno a cui si sviluppano le nuove ricerca di architettura ed urbanistica. Significativo è il passaggio in pochi anni dal landscape urbanisim e ecological urbanisim, un passaggio non banale che ridefinisce l’ordine di priorità e dove la crescita viene sostituita dal concetto di sviluppo sostenibile. Una città, nel suo senso fisico e sociale, sarà sostenibile quando sarà “compatta, civica, solidale ed eco gestita”. I processi che accompagnano questo radicale cambiamento partono da una nuova sensibilità ecologica a diverse scale, cominciando dalla necessità di avere una “casa sostenibile”, spazi verdi fruibili all’interno della città ed una generale salvaguardia del territorio come patrimonio da conservare/tutelare. Importante è non confondere il termine sostenibilità con il termine “verde” genericamente inteso perché il processo di sviluppo sostenibile è trasversale e contempla aspetti che riguardano la gestione, l’amministrazione, la pianificazione, le strategie ecc., della città e del territorio di cui il “verde” è solo uno degli aspetti ma di certo non l’unico. Il processo dal micro al macro, edificio sostenibile/eco-quartiere/urbanistica sostenibile, non garantisce che il risultato finale possa essere una città sostenibile, anzi le politiche che creano una gerarchia di scala sono spesso fallimentari perché non sono in grado di governare lo sviluppo sostenibile del territorio.

I migliori esempi di interventi sostenibili sono quelli invece che tengono presente la complessità del tema e cercano di individuare delle strategie capaci di intercettare le esigenze della collettività in termini ecologici nonché il corretto sviluppo della città in termini di servizi, trasporti e welfare. Da non sottovalutare è la questione della partecipazione della cittadinanza nella politica della città, infatti una città sostenibile abbisogna di un processo della collettività sostenibile capace di tutelare, proteggere e gestire quello spazio informale dove garantire appunto anche una sostenibilità sociale. Le città che hanno maggiormente applicato su grande scale i concetti sin qui espressi sono città che hanno avuto la possibilità di lavorare sulla spazio/servizio pubblico, città come Curitiba e Bogotà che non hanno seguito lo sviluppo proposto dalle città occidentali ma hanno applicato politiche ambientali e sociali proprie contando su una struttura sociale capace di accettare ed interagire con le medesime.

Foto: Pista ciclabile Bogotà

Green, ecologic and sustainable are now the watchwords, the values over which they develop new research in architecture and urbanism. Significant was the passage in a few years from landscape urbanism to ecological urbanism, a non-trivial step that redefines the order of priority and where the growth is replaced by the concept of sustainable development. A city in its physical and social sense, is sustainable when it will be “compact, civic, inclusive and environmentally managed”. The processes that accompany this radical change start at a new ecological awareness at different scales, starting with the need to have a “sustainable house”, accessible green spaces within the city and a general land conservation as a heritage to preserve/protect. It is important not to confuse the term sustainability, the term “green” generally understood as the process of sustainable development cuts across and covers aspects concerning the management, administration, planning, strategies etc.., of city and territory which “green” is just one aspect but certainly not the only one. The process from micro to macro, building sustainable / eco-district / urban development, does not guarantee that the final result will be a sustainable city, even policies that create a hierarchy of scale are often unsuccessful because they are not able to govern the development sustainable land use.

The best examples of interventions are sustainable rather than keep in mind the complexity of the issue and seek to identify strategies able to satisfy the needs of the community in terms of ecology and the proper development of the city in terms of services, transport and welfare. it’s important not to underestimate the issue of citizen participation in city politics, in fact, a sustainable city needs a process of sustainable communities able to safeguard, protect and manage the informal space where precisely also ensure social sustainability. The cities that have mostly applied on a large scale since the concept expressed here are cities that have had the opportunity to work on the space / public service, cities such as Curitiba and Bogotá who have not followed a proposed development from the western cities but have applied environmental policies and social own counting on a social structure capable of accepting and interact with them.

 Jeshilllëk, ekologjik dhe i pranushem jane tashme fjalet urdher, vlera rreth te cilave zhvillohen kerkimet e reja te arkitektures dhe urbanistikes. Kuptimplote eshte kalimi ne pak vite nga landscape urbanisim dhe ecological urbanisim, nje pasazh jo banal i cili percakton rendin e prioritetit dhe ku rritja zevendesohet nga koncepti i zhvillimit te pranueshem. Nje qytet, ne kuptimin e tij fizik dhe social, do te jete i pranueshem kur do jete kompakt”, civil, solidal dhe eko-administruar”. Proceset qe shoqerojne kete ndryshim thelbesor nisin nga nje ndjeshmeri e re ekologjike ne shkalle te ndryshme, duke filluar nga nevojshmeria per te patur nje “shtepi e pranueshme”, hapesira te jeshilta te perdorueshme brenda qytetit dhe nje mbrojtje te pergjithshme te territorit si pasuri, e cila duhet mbrojtur dhe tuteluar. E rendesishme eshte te mos ngaterrojme termin “i pranueshem” me termin “jeshillëk” te nenkuptuar ne menyre te pergjithshme, sepse procesi i zhvillimit te pranueshem eshte i terthorte dhe pergjitheson aspekte qe kane te bejne me administrimin, menaxhimin, planifikimin, strategjite etj., te qytetit e te territorit, ku “jeshilllëku”eshte vetem nje nder aspektet, por sigurisht jo i vetmi. Procesi nga mikro ne makro, ndertese e pranueshme/eko-lagje/urbanistikë e pranueshme, nuk garanton qe rezultati final te jete nje qytet i pranueshem, perkundrazi politikat qe krijojne nje hierarki shkalle shpesh here jane falimentare, sepse nuk jane te afta te qeverisin zhvillimin e pranueshem te territorit. 

Shembujt me te mire te nderhyrjeve se pranueshme jane ata qe marrin parasysh kompleksitetin e temes dhe kerkojne te gjejne strategji te cilat te jene te afta te kapin nevojat e kolektivitetit ne terma ekologjike, sikurse edhe zhvillimin korrekt te qytetit ne sherbime, trasporte dhe welfare. Absolutisht per t’u mos nenvleftesuar eshte aspekti i pjesemarrjes se qytetarise ne politiken e qytetit, ne fakt, nje qytet i pranueshem ka nevoje per nje proces te kolektivitetit te pranueshem, i cili te jete i afte te tuteloje, te mbroje e te administroje ate hapesire informale ku te garantosh dhe nje pranueshmeri sociale. Qytetet qe me se shumti kane aplikuar ne shkalle te larta konceptet e trajtuara deri ketu, jane qytete qe kane patur mundesine te punojne ne hapesire/sherbim publik, qytete te tilla si psh. Kuritiba apo Bogotà, te cilet nuk kane ndjekur zhvillimin e qyteteve perendimore, por kane ndjekur politika ambientale dhe sociale te vetat, duke u nisur nga nje strukture sociale e cila eshte e afte te pranoje dhe te raportohet me te njejtat.

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Mapping Bunkers

Nell’estate del 2011, la fotografa polacca Alicja Dobrucka si è trovata in Albania, circondata da 750.000 bunker abbandonati, reliquie di 45 anni di dittatura comunista. Costruiti per proteggere il Paese da un nemico che non è mai arrivato, queste strutture di cemento sono una presenza costante nel paesaggio, che Dobrucka ha sentito la necessità di documentare: migliaia di rifugi dalla forma fungiforme che sono la manifestazione fisica di un passato paranoico e rimangono come memoria di un folle regime totalitario. Oggi, dopo che il Parlamento albanese ha approvato una legge che ne permette la distruzione, il Paese si è attivato per cancellare il proprio passato. Il lavoro fotografico di Dobrucka potrebbe quindi essere l’ultima occasione per documentare molti di questi bunker.

Photo-essay by Alicjia Dobrucka

Interview by Vera Sacchetti

In the summer of 2011, the Polish photographer Alicja Dobrucka was found in Albania, surrounded by 750,000 bunkers abandoned relics of 45 years of communist dictatorship. Built to protect the country from an enemy that never came, these concrete structures are a constant presence in the landscape, which Dobrucka felt the need to document: thousands of mushroom-shaped shelters that are the physical manifestation of a paranoid past remain as a memory of a mad totalitarian regime. Today, after the Albanian Parliament passed a law that permits the destruction, the country has taken steps to erase his past. The photographic work of Dobrucka could be the last opportunity to document many of these bunkers.

Photo-essay by Alicjia Dobrucka

Interview bu Vera Sacchetti

Ne veren e vitit 2011, fotografja polake Alicja Dobrucka u gjend ne Shqiperi, e rrethuar nga 750.000 bunkere te braktisur, mbeturina te 45 viteve diktature komuniste. Te ndertuar per te mbrojtur Vendin nga nje armik i cili s’erdhi kurre, keta struktura çementoje e betoni, jane nje prezence konstante ne peizashe, gje e cila lindi ne Dobrucken nevojen per te dokumentuar: mijera vendstrehime ne formen e kerpudhes, te cilet jane nje manifestim fizik te nje te kaluare paranoike e qe mbeten si kujtim i nje regjimi totalitar te çmendur. Sot, pasi qe Parlamenti shqiptar ka aprovuar nje ligj i cili lejon shkaterrimin e tyre, Vendi eshte aktivizur per te fshire te kaluaren e tij. Puna fotografike e Dobruckes mund te jete rasti i fundit per te dokumentuar shume nga keta bunkere.

Photo-essay by Alicjia Dobrucka

Interview by Vera Sacchetti

Link:  MAPPING BUNKERS

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città lenta | slow city

La città lenta altro non è che la città che investe sulla qualità dell’abitare, dei servizi a scala locale e della mobilità capillare. Negli ultimi anni diversi territori hanno attivato processi di sviluppo locale, orientati ad accogliere le trasformazioni in atto facendo leva sul recupero e valorizzazione delle identità locali, sull’attenzione per l’ambiente e l’arredo urbano. Tali territori definiti “lenti” sono aree non riconducibili ad una situazione di arretratezza, sottosviluppo e contesti di crisi, in quanto la lentezza che li caratterizza non è indice di ritardo, ma fattore distintivo di sviluppo non centrato sul concetto di crescita. Queste parti di città sono caratterizzate da un lato da un movimento minore e dall’altro da una forma di sviluppo “diverso”. Nei territori lenti, le ragioni su cui si basano le logiche economiche-sociali e paesistico-insediative fanno riferimento a valori quali la reciprocità, la conoscenza delle condizioni dell’agire locale e la fiducia tra le persone. I territori lenti, il cui frema è costituito dall’identità e della qualità, devono essere capaci di coniugare un’identità locale con l’esigenza di innovazione, tolleranza, accoglienza dello straniero come portatore di varietà e sviluppo economico e, in un ottica di sostenibilità, di individuare un modello di sviluppo turistico nell’idea che turismo e territorio si fondano in modo innovativo.

Qyteti i avashte s’eshte tjeter vecse qyteti i cili investon ne cilesine e te jetuarit, te sherbimeve ne shkalle lokale (te vendit) e ne levizjen e gjere (e perhapur). Ne vitet e fundit, shume territore kane aktivizuar proçese te zhvillimit lokal, te cilat jane orientuar te permbledhin transformimet e momentit, duke i dhene rendesi rekuperimit dhe vleresimit te identiteteve lokale, ne kujdesin per ambientin dhe mobilimin urban. Te tille territore, te percaktuar “te avashte” jane zona qe nuk shpien ne nje situate prapambetjeje, nenzhvillim dhe kontekste krize, sepse, ngadalesia qe i karakterizon nuk eshte tregues vonese, por faktor dallues zhvillimi jo te perqendruar ne konceptin e rritjes. Keto pjese qyteti jane te karakterizuara nga nje ane nga nje levizje minore dhe nga ana tjeter nga nje forme zhvillimi “te ndryshem”. Ne territoret e avashta, arsyet ne te cilat bazohen logjikat ekonomike-sociale dhe pejzazho-vendosja i referohen vlerave si reciprociteti, njohja e kushteve te sjelljes lokale dhe besimi midis njerezve. Territoret e avashta, ku ne te cilet frema eshte e ndertuar nga identiteti dhe cilesia, duhet te jene te zote te nderlidhin nje identitet lokal me nevojen e inovacionit, te tolerances, mikpritja e te huajit si prures i i varietetit (shumellojshmerise) dhe zhvillimit ekonomik dhe, nga nje pikeveshtrim i pranueshmerise, te gjesh nje model te zhvillimit turistik ne idene qe turizmi dhe territori lindin ne menyre inovative.

Riferimenti:

–         Sviluppo turistico e territori lenti  di Giovanni Peroni  (CST centro interdipartimentale per il turismo, il territorio e l’ambiente)

–         Piano del Governo del Territorio di Milano, Metrogramma, pag.  32 DdP, Documento di Piano

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Questions for you n°1 – Alfredo Alietti

5 domande per 5 risposte sulla città ed i temi che la animano, con questa prima video-intervista al Prof. Alietti cominciamo la serie che avevamo già presentato nei post precedenti, presto seguiranno le prossime interviste.

5 question, 5 answer about the city and the issues that motivate it, with this first video interview with Prof. Alietti begin the series that had already been presented in previous posts, will soon follow the next interviews.

 

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Questions for you

Il viaggio in Albania e i successivi giorni in cui abbiamo iniziato ad ordinare il materiale ci hanno permesso di cominciare a discutere di cosa deve diventare questa nostra tesi, quali temi vogliamo trattare e su cosa dobbiamo concentrarci, perché, come era prevedibile, gli input che abbiamo ricevuto sono stati numerosi e importanti. Le ipotesi con le quali eravamo partiti e che abbiamo cercato di verificare sul luogo ci hanno aperto una serie di possibilità progettuali che già possiamo intravvedere ma che ancora dobbiamo programmare e ovviamente verificare. Come si è già visto dai post precedenti abbiamo stiamo cercando di sviluppare il tema del significato e del rapporto tra formale ed informale nello sviluppo del territorio urbano e quindi conseguentemente nell’abitare e nella gestione/utilizzo dello spazio pubblico. Cosa hanno prodotto queste discussioni? ovviamente non risposte ma altre domande! Abbiamo quindi pensato di selezionare alcune domande che proporremo a docenti e professionisti di vari campi (urbanistica, architettura, sociologia …) queste video-interviste diventeranno materiale utile per approndire questi temi che crediamo siano particolarmente interessanti.

+ Oggi si parla della città come diversi centri urbani interdipendenti l’uno con l’altro che formano un sistema rete, quindi che interpretazione dare alla città?

+ Come interpretare e progettare le differenze nell’ottica di società ricche di contraddizioni?

+ Le città contemporanee devono costruire città o cittadinanza?

+ Come si manifesta e che cos’è oggi spazio pubblico?

+ Esistono forme di pianificazione informale?

+ Cosa significa e quali sono le forme dell’ abusivismo?

+ Chi sono i nuovi/vecchi  city users?

+ Riconoscere l’informale significa renderlo formale?

The trip to Albania and the next day when we began to order the material, allowed us to begin to discuss what should be our thesis, what issues we want to treat and what we need to focus because, as expected, the inputs that we received were numerous and important. The assumptions with which we started and we tried to check on the site, have opened a number of design possibilities that we can already glimpse, but of course we still have to plan and verify. As already seen from previous posts we are trying to develop the theme of the meaning and the relationship between formal and informal urban land development and consequently in living and in the management /use of public space. What produced these discussions? obviously not answers but more questions! We therefore decided to select some questions that we will propose to professors and professionals from various fields (town planning, architecture, sociology …). These video interviews will become useful material to study these issues that, we believe, are particularly interesting.

+ Today we speak of cities as urban centers interdependent with each other forming a network, so that interpretation to give to the city?

+ How to design and interpret the differences in view of society rich in contradictions?

+ What are the symptoms and what is now public space?

+ There are forms of informal planning?

+ What does mean and what are the forms of illegal?

+ Who are the new / old city users?

+ Recognize the informal means to make it formal?

Udhetimi ne Shqiperi dhe ditet ne vazhdim ku filluam te rregullonim materialin na lejuan te fillojme te diskutojme ne ceshtjen se cfare duhet te behet kjo diploma jone, cfare temash duam te trajtojme e ne cfare duhet te perqendrohemi, sepse, ashtu sic ishte e parashikueshme, informacionet qe kemi marre kane qene te shumta e te rendesishme. Hipotezat me te cilat u nisem dhe qe u perpoqem te verifikojme ne vend, na hapen nje seri projektesh te mundshem qe menjehere filluam te shikojme, por qe duhet te programojme akoma dhe natyrisht te verifikojme. Ashtu sic u pa dhe ne postimet paraprake, po perpiqemi te zhvillojme temen e kuptimit dhe te raportit ndermjet formales dhe informales ne zhvillimin e territorit urban dhe si rrjedhoje, ne te jetuarit e ne administrimin/perdorimin te hapesires publike.
Cfare kane nxjerre ne pah keto diskutime? Sigurisht jo pergjigje por pyetje te tjera! Keshtu qe menduam te seleksionojme disa pyetje te cilat do ja parashtrojme pedagogëve dhe profesionisteve te tjere te fushave te ndryshme (urbanistika, arkitektura, sociologjia…). Keto video-intervista do te sherbejne si material i nevojshem per te njohur me mire keto tema te cilat ne mendojme se jane vecanerisht interesante.

+ Sot flitet per qytetin si qendra te ndryshme urbane te pavarura nga njera tjetra te cilat formojne nje sistem-rrjete, atehere, cfare interpretimi i duhet dhene qytetit?
+ Si duhet te interpretohen dhe projektohen ndryshimet duke u nisur nga nje pikeshveshtrim i shoqerise së pasur me kundershtime?
+ Qytetet bashkekohore duhet te ndertojne qytete apo nenshtetesi?
+ Si manifestohet dhe cfare eshte sot hapesira publike?
+ A ekszistojne forma planifikimi informal?
+ Cfare do te thote dhe cilat jane format e abuzivizmit (ne menyre te paligjshme, abuzuese, pa leje)?
+ Cilat jane city users (perdoruesit e qytetit) te rinj e te vjeter?
+ Te njohesh informalen do te thote ta besh formale?

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città temporanea | temporary city

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Che cosa significa riuso temporaneo? Spazi e terreni vuoti che non trovano ancora un nuovo utilizzo, possono trovare un uso temporaneo in quel “tempo di mezzo” di anni, e spesso decenni, che intercorre tra vecchia e nuova destinazione d’uso. Diverse popolazioni li abitano, li ri-attivano, lavorano riprogettandone gli spazi in abbandono diventando cosi attori protagonisti e talvolta agenti inconsapevoli di una ben più ampia trasformazione territoriale. Gli ex-luoghi sono diventati terreno di sperimentazione per differenti popolazioni, nuove forme di arte, musica, cultura pop, giardinaggio, commercio informale, ecc. Questi luoghi sembrano adatti alle condizioni temporanee di vita, legate alla mobilità sociale, alla flessibilizzazione del lavoro, agli eventi occasionali proposti dalla vita della città. La città temporanea se opportunamente progettata è in grado di coinvolgere il pubblico ed il privato nella ri-progettazione del contesto territoriale, attraverso forme di partecipazione dal basso, bottom-up.

What does temporary reuse mean? Spaces and vacant lots that are not used, temporary use can be found in that “half time” of years, often decades, between old and new use. Several people live there, they re-activate, redesigning work spaces in abandoned thus becoming the leading actors and sometimes unwitting agents of a much wider territorial transformation. ex-places have become a testing ground for different populations, new forms of art, music, pop culture, gardening, informal trade, etc.. These places seem suited to temporary conditions of life, linked to social mobility, the flexibility of labor, with occasional events offered by city life. The temporary city, if properly designed, is capable of engaging the public and private sectors in the re-design of local context, through participation from the bottom, bottom-up.

C’do te thote ri-perdorim i perkohshem? Hapesira dhe terrene bosh te cilet nuk gjejne akoma nje perdorim te ri, mund te gjejne nje perdorim provizor ne ate “kohe te mesit” te viteve, dhe shpesh dekadash, qe nderlidhet midis nje destinacioni perdorimi te ri e te vjeter. Popullsi te ndryshme i jetojne, i ri-aktivojne, punojne duke riprojektuar hapesirat e braktisura duke u bere keshtu aktore protagoniste dhe ndonjehere agjente te pavetedijshem te nje trasformimi territorial shume here me te gjere. Ish-vendet jane bere terrene eksperimentale per popullata te ndryshme, jane bere forma arti te reja, muzike, kulture pop, kopshtari, tregëti informale etj. Keto vende duken vende qe i shkojne kushteve kohore te jeteses, te lidhura me levizjen sociale, fleksibilitetit te punes, evenimenteve te rastit te propozuara nga jeta e qytetit. Qyteti i perkohshem, nese eshte projektuar ne menyre te pershtatshme, eshte ne gjendje te ngaterroje publikun dhe privatin ne ri-projektimin e kontekstit territorial, me ane formash te pjesemarrjes nga poshte, bottom-up.

RIUSO TEMPORATEO                                        tratto : Territorio 56, pag. 14-91, 2011

Foto: Collectif Etc                                                Link: http://www.collectifetc.com/

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città informale | informal city

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“Formale ed Informale, quale relazione? …ci sono due modi in cui le teorie sull’informale creano un rapporto con il formale mediante il riferimento al formale come moderno. Infatti le due forme di rapporto prevalenti tra formale ed l’informale si possono caratterizzare come: una relazione descrive l’informale in termini temporali come il non ancora moderno mentre l’altra descrive l’informale semplicemente come non moderno, senza possibilità di evoluzione, una condizione definitiva o permanente che non lascia spazio a trasformazione alcuna…”

Vyjayanthi Rao (in Slum is a Theory)                            Lotus International 143, pag. 10-17

“Formal and Informal, what relationship? … There are two ways in which informal theories create a relationship with the formal and refers to formal as modernity. In fact the two forms of relationship prevailing between formal and informal can be characterized as: a report describes the informal in terms of time as the not yet contemporary, while the other describes the informal as simply not modern, without the possibility of evolution, a final or permanent condition that leaves no room for any transformation … “

Vyjayanthi Rao (in Slum is a Theory)                            Lotus International 143, pag. 10-17

http://www.editorialelotus.it

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spunti n°2 | cues n°2

È interessante notare come sempre di più nelle riflessioni riguardanti il futuro sviluppo delle città, si faccia riferimento al rapporto ambiguo di gerarchia tra le metodologie di pianificazione e l’uso spontaneo del territorio urbano, dove tradizionalmente la prima pratica risolveva (o non risolveva) le problematiche poste dal secondo. Di seguito riportiamo due passaggi interessanti tratti da Area n° 120 di gennaio/febbraio 2012; oggetto in questione è la città di Beirut che pur nelle differenze ci è sembrato avesse analogie con la città di Durrës.

“La mancanza di controllo sulle trasformazioni urbane produce una crescita disordinata e anarchica diffusa su tutto il territorio. Rimane aperta la questione se saranno gli strumenti di pianificazione o le dinamiche spontanee di sviluppo urbano i fattori che assicureranno una qualità urbana soddisfacente e diffusa.”

Beirut, city of cluster di Charbel Maskineh

“Oltre alle aree ereditate dal passato, a Beirut i molti spazi pubblici temporanei non definiti ufficialmente danno un’idea di come i cittadini affrontano i vari problemi di sicurezza, memoria collettiva e territorialismo. In questo quadro si spazia dall’inserimento di fioriere all’interno di un portico fino all’utilizzo di un lotto abbandonato come campo sportivo. Queste rudimentali iniziative che si possono apprezzare in tutta la città sono la prova del bisogno di risposte a un’urgente necessità di spazio pubblico.”

A Short story of Beirut’s public spaces di Christine Mady

It’s interesting to observe that more and more in the discussions regarding the future development of cities, reference is made to the ambiguous relationship between hierarchy of planning methodologies and the spontaneous use of urban land, where traditionally the first practice solved (or not solve) the problems posed by the second. Here are two interesting passages taken from Area No. 120 of January / February 2012; object in question is the city of Beirut that despite the differences we felt it had similarities with the city of Durrës.

“The failure to control the urban transformation has given rise to a disorderly and anarchic growth that is diffused on the entire territory. One question remains open: whether it will be the planning instrument or the spontaneous dynamics of urban development that will eventually prove capable of assuring a satisfactory urban quality.”

Beirut, city of cluster by Charbel Maskineh

“In addition to its inherited public spaces, Beirut’s unlabelled temporary public spaces help determine how various publics deal with issues of security, relocated or vanished sites, collective memory, and territoriality. This includes the minutia of plants on a porch to the use of a vacant lot for sports. These grass roots initiatives throughout the city are evidence of a response to urgent needs.”

A short story of Beirut’s public spaces by Christine Mady

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spunti n°1 | cues n°1

“La foresta di mattoni e cemento che ci sta intorno è fatta da decine di migliaia di storie. Insieme formano la storia urbana non raccontata di Mumbai, un saga di quartieri in fieri, edifici, lavoro, empori, officine, negozi, luoghi di sosta e di riposo in tutta la città. Mentre la mentalità ufficiale li classifica ancora come baraccopoli in realtà la maggior parte di questi quartieri non è per fatta di baracche, non è per nulla informale, qualunque senso si voglia dare a questo termine.”

“E’ difficile ridare vita a questa spontaneità nei quartieri senza progetto di oggi, intrappolati come sono nella retorica ufficiale delle baraccopoli, o considerati alla stregua di spreco di terreno edificabile. E tuttavia vale la pena stimolare la creatività. I quartieri in via di sviluppo crescono fino al pieno potenziale solo quando si costruisce un nuovo racconto che ne comprende il linguaggio particolare, ne rispetti i personaggi principali e si immerge nella loro economia politica.”

“The surrounding brick and cement forest is made up of tens of thousands of such stories. Together they form the untold urban history of Mumbai, a saga of neighbourhoods information, building, working, selling, making, shopping, resting and sleeping all over the city. While the official mind still frames themes as slum, in reality most of these neighbourhoods aren’t slummy at all and none is informal in any sense of the term”

“It is difficult to recreate that spontaneity in today’s unplanned neighbourhoods when they are trapped in an official rhetoric of slums or merely seen as wasted real estate. Yet it is well worth stimulating creativity there. It is only when a new story is told, which understands the particular language, respects its main players and engages with its political economy, that neighbourhoods in-formation can realize their full potential.”

Matias Echanove e Rahul Srivastava of URBZ                 tratto da Domus,n° 955, Febbraio 2012

www.domusweb.it         http://urbz.net

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