Archivi categoria: TESI

SISTEMA AMBIENTALE

TAV_03Sane condizioni naturali, nonché un ambiente sicuro e pulito sono importanti precondizioni per uno sviluppo regionale sano e sostenibile. Essi hanno un forte impatto sulle condizioni di vita della popolazione, e sono alla base per l’attrattività economica di un’area, nonché per lo sviluppo del turismo.

ANALISI

L’Albania è considerata un importante museo naturale. Quasi la metà dell’intero territorio albanese (48%) si trova ad un’altitudine compresa tra 200 e 1000 m, circa un terzo oltre i 1000 m. Inoltre circa il 35% del territorio è coperto da foreste delle quali circa 10.000 ha sono compresi in parchi naturali.

Tutto questo costituisce un grande patrimonio per il Paese, nonostante che il taglio delle foreste ed i conseguenti problemi di erosione dei versanti siano delle conseguenze degli errori e degli squilibri nella gestione delle risorse e del patrimonio naturale.

Tuttavia i paesaggi naturali dell’interno del Paese sono anche i luoghi in cui la tradizione si è spesso meglio conservata, come nei borghi e nei villaggi tra le montagne, dove un tempo si stabilirono le tribù illire. Una riserva di naturalità e spiritualità alle porte del cuore dell’europa.

In Albania esistono al momento 13 parchi nazionali, 4 paesaggi protetti e 30 tra riserve integrali e amministrate. La gestione del patrimonio naturale è fortemente accentrata, con scarsa autonomia decisionale delle amministrazioni locali, ed un modello gestionale applicato alle aree protette gerarchico e poco efficiente.

Non esistono enti appositamente posti a questo scopo ed anche la fruizione delle aree protette e l’offerta integrata con itinerari turistici storico-culturali dell’interno risulta difficile da realizzare.

L’Albania ha un reticolo idrografico di quasi 50.000 km. I principali corsi d’acqua all’interno della Regione di Durrës sono l’Ishem e l’Erzen.

Nei tratti di pianura ed in quelli terminali presso le foci, i fiumi albanesi sono spesso in stato di sofferenza per via dei problemi di inquinamento ambientali.

Fiume ERZEN
Nelle prime stazioni di riferimento la qualità dell’acqua risulta buona e ricca di ossigeno.
I valori dei nitrati invece dimostrano che l’inquinamento è legato principalmente all’aumento degli scarichi urbani di diverse quantità e in diversi periodi.
Fiume ISHEM
Le acque di questo fiume sono sottoposte ad una pressione urbana molto intensa. Il contributo del fiume Lana, quello che entra a contatto con il sistema urbano di Tirana, è pessimo.

Per quanto riguarda il livello di inquinamento da fosforo, la logica rimane sempre costante. Nella stazione di rilevamento di Brar il livello è molto buono, contrapponendosi al livello pessimo nella stazione che vede confluire anche il fiume Lana.

PROPOSITI

La ricchezza dei diversi paesaggi della regione Tirana – Durrës e il loro stato attuale ci porta a delle considerazioni che spaziano da proposte di tutela, implementazione e sviluppo delle caratteristiche più importanti. L’individuazione di tre tipi di paesaggi che risultano i più preminenti, ci porta a meglio valutare gli ambiti propri di ognuno a cui porre particolare attenzione.

Paesaggi Fluviali e Lacustri

– Regolamentazione dell’estrazione di ghiaia dai letti dei fiumi.
– Miglioramento delle acque fluviali soprattutto in corrispondenza dei centri urbani.
– Valorizzazione dei corsi d’acqua.
– Creazione di una rete funzionale di laghi.

Paesaggi Collinari

– Controllo della deforestazione e dell’erosione dei versanti.
– Tutela delle zone a rischio smottamenti.
– Promozione di aree protette.
– Creazione di comunità montane e collinari.
– Creazione di un circuito geo-naturalistico e naturale.

Paesaggi Costieri

– Controllo delle acque rilasciate in mare.
– Blocco delle costruzioni illegali.
– Valorizzazione delle aree a più alto valore ambientale.
– Creazione di un Piano Paesaggistico.

Annunci
Contrassegnato da tag

INQUADRAMENTO REGIONALE

INQUADRAMENTO REGIONALE

Albania, un territorio in bilico tra occidente ed oriente, oggi fortemente proiettato verso l’Europa. Un territorio in cui il sistema metropolitano Durrës-Tiranë potrà e dovrà giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del paese, puntando anzitutto alla salvaguardia di se stesso e al rilancio delle proprie possibilità.

Le statistiche riguardanti la popolazione segnalano, per il periodo 2001-2011, un significativo cambiamento demografico particolarmente significativo. Un primo importante dato riguarda il calo di popolazione di tutti i centri urbani ad esclusione di Tiranë e Durrës. In questa regione oltre che l’aumento della popolazione per migrazione interna, è interessante notare come il rapporto tra popolazione urbana e rurale indica un’urbanizzazione sempre maggiore nel territorio regionale.

La situazione demografica delle aree metropolitane europee vede un sostanziale equilibrio tra le super-metropoli e il sistema delle città medio-piccole. All’equilibrio demografico non corrisponde la giusta attenzione che si viene dato alle città più piccole.  In questo quadro si inserisce l’area metropolitana Tiranë-Durrës,  che con i suoi 1300000 ab previsti rappresenta un punto di riferimento regionale.

TRANSIZIONE E INTEGRAZIONE

TAV_01SHQIPTARIA
L’identità di un popolo, costituito sia dalle tappe storiche che dalle tradizioni gelosamente conservate, li identifica oltre i confini nazionali e li rende sempre legati al luogo d’origine. Il termine Shqiptaria indica tutto quello che è sopravvissuto alle invasione e si è consolidato nel tempo.

DICHIARAZIONE D’INDIPENDENZA
Il congresso di Vlore dichiara l’Indipendenza il 29 novembre del 1912. Questa iniziativa fu organizzata da parte di Ismal Qemali ,Luigj Gurakuqi e Isa Boletini, i quali dopo mesi di rapporti diplomatici in giro per l’europa erano riusciti ad avere il benestare da parte delle super potenze occidentali durante la conferenza di Londra del 1912. Forti di questo appoggio internazionale, gli organizzatori del congresso di Vlore portarono avanti la loro iniziativa per l’indipendenza. L’obiettivo principale del congresso fu quello di proteggere il territorio nazionale, attraverso la dichiarazione dell’indipendenza del paese, dalle continue provocazioni da parte di eserciti serbi, montenegrini, greci e macedoni che pretendevano di sostituire l’esercito turco, oramai in ritirata. Le volontà espressa da parte del congresso si possono riassumere nella dichiarazione di Ismail Qemali, scelto come presidente del nuovo stato, “l’Albania deve essere autonoma, libera ed indipendente ”.

RE AHMED ZOGO E FASCISMO
Dopo pochi anni di assestamento politico nel 1925 divenne presidente Ahmet Zogu fino al 1928, dopodiché trasformo la sua carica da presidente a re degli albanesi dando cosi avvio ad un regno che duro fino al 1939. In questo periodo i rapporti con il movimento fascista prima e con lo stato fascista poi, divennero molto stretti tanto che molta della vita politica albanese veniva decisa a Roma. In questa situazione di relativa calma, nascono i primo movimenti politici di sinistra prima e comunista poi.

ENVER HOXHA Dal 1944 fino alla morte, nel 1985, del leader comunista  Enver Hoxha l’Albania ebbe una delle dittature più estreme che l’Europa avesse mai conosciuto. Il partito comunista aveva ereditato dal passato un popolo con tradizioni tribali come il “Kanun” (vendetta)  alto tasso di analfabetismo, innumerevoli epidemie e un’impressionante mancanza di temi come potevano essere i diritti umani. Il primo atto del partito comunista fu la riforma agraria “senza compromessi”. Divisione dei terreni agricoli secondo schemi stabiliti dal partito, statalizzazione dei mezzi di produzione, controllo totale delle attività politiche e della propaganda, organizzazione capillare dell’istruzione, furono le prime riforme portate avanti dal partito comunista. In questi 40 anni di dittatura i rapporti internazionali, sotto le direttive di Enver Hoxha, hanno avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo ed il posizionamento del regime all’interno della diplomazia mondiale.

Una storia recente tra DEMOCRAZIA E TRANSIZIONE
Nell’Aprile del 1990, il primo ministro Adil Carcani annunciava che l’Albania era pronta a
partecipare alla Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa, mentre nel 1991 il
presidente Ramiz Alia venne rieletto da un parlamento multipartitico e vennero ristabilite piene relazioni diplomatiche con Washington. Con le elezioni del 1992, che vide prevalere Sali Berisha, e la crisi del 1997, il paese si affacciava al mondo occidentale attraverso le ben note scene degli sbarchi nelle coste italiane. Ancora oggi il periodo della transizione non sembra essere passata e le contraddizioni interne non si sono attenuate. Gli sforzi per l’integrazione nella comunità europea stanno spingendo all’attuazione di importanti riforme tra qui le riforme per il decentramento ed il piano sull’integrazione e dello sviluppo regionale.

ABSTRACT

TAV_00

Con la caduta del regime comunista nel 1990 l’Albania si è trovata a dover affrontare il rischioso e delicato passaggio da un sistema totalitario, che l’aveva esclusa completamente dal panorama internazionale, ad un’apertura al libero mercato ed al modello occidentale verso cui la società albanese si è mossa a grandi passi in pochissimo tempo.

Questa transizione, non ancora conclusasi, ha creato alterazioni/stravolgimenti a tutti i livelli della vita dei cittadini albanesi, in modo particolare ha mutato la percezione ed il concetto di proprietà pubblica e privata: la prima è stata depotenziata e spogliata della propria valenza sociale, la seconda ha avuto il sopravvento sui rapporti sociali.

Durres, per storia e tradizione una delle principali città albanesi, ha avuto ed avrà un ruolo fondamentale in questa transizione sia a livello regionale che nazionale, oltre che nel sistema marittimo del bacino adriatico. Negli ultimi venti anni la città è stata interessata da una trasformazione urbana la cui entità è evidente sotto molti aspetti. I movimenti migratori di popolazione dalle aree periferiche verso la città hanno prodotto una necessità abitativa a cui gli organi di governo statali e cittadini non hanno saputo, voluto e potuto dare risposta: la soluzione è sfociata nell’informalità.
Da un lato dunque un abusivismo di necessità e dall’altro una mancanza di governance hanno prodotto uno sviluppo urbano irrisolto sotto molti punti di vista. Il quartiere di Keneta rientra a pieno titolo fra le aree con queste caratteristiche.
Sviluppatasi a ridosso della città di Durres, di cui è ormai parte integrante pur in mancanza di una regolamentazione e di scelte gestionali ufficiali, il territorio di Keneta ha avuto un ruolo passivo impostogli dalle circostanze.
Vogliamo con questo lavoro proporre di rivederne il ruolo ed il concetto in modo attivo e progressivo, non negandone le qualità generative derivanti dall’informalità propria dell’area ma assumendole come base di partenza. Proponiamo un valore di “progressività” progettuale che prenda avvio da un’idea di governo del territorio le cui politiche tengano in considerazione la reale situazione. Una progressività intesa non solo nel tempo e nelle fasi, ma un valore per cui il progetto debba assumere il ruolo di dispositivo con cui cambiare le condizioni di trasformazione del territorio. Crediamo infatti che, una volta stabilitesi basi solide all’indirizzo futuro di Keneta, i sucessivi interventi potranno contare sull’esperienza progettuale acquisita arrivando ad avere una capacità di trasformazione e intervento nel quartiere, e perchè no della città, con un grado di adattabilità che tenga in considerazione la velocità dei cambiamenti a cui il territorio e il popolo albanese sono e saranno interessati nel prossimo futuro.

Contrassegnato da tag ,

keneta is..

Keneta è un quartiere informale sviluppatosi negli ultimi 22 anni nella periferia di Durrës. L’origine va ricercata nella concomitanza di diversi aspetti: da un lato terreni in via di bonifica ed una incertezza legislativa riguardo la definizione ed il controllo del diritto di proprietà, dall’altra la necessità abitativa della popolazione emigrata verso la città. Il periodo di transizione è stato caratterizzato da indecisione politica, depotenziamento delle autorità e del controllo amministrativo, mancanza di strumentazione urbanistica ed una dilagante corruzione; in questa situazione, dove il concetto di proprietà pubblica sparisce e quello della proprietà privata si confonde con l’anarchia, la popolazione si sente autorizzata a “fare da se”. Se durante il regime il concetto dell’abitare sociale era a carico dello stato, ora i nuovi flussi migratori non trovano nessuna condizioni sociale e nessuna autorità in grado di compiere scelte precise riguardo le politiche abitative e di governance del territorio. Nel periodo comunista la proprietà era gestita dal sistema delle “ferma” con cui il regime governava il territorio. Con la caduta della dittatura e l’affacciarsi del sistema liberale, il concetto di proprietà ebbe un periodo di confusione. Con la legge 7051 il neo stato liberista prevedeva la concessione di terreni ai componenti delle “ferma”, in quote definite in base ai componenti della famiglia ( l’uso non era esclusivo e lontano dalla proprietà privata) ad uso esclusivamente agricolo. Nel quartiere di Keneta l’abusivismo e l’informalità assumono molte sfumature, arrivando a creare un paradosso che abbiamo definito “abusivismo amministrativo”: la cronica incapacità di programmare e la mancanza di volontà di intervenire nelle sempre più vaste aree informali.

Why durres…

La città di Durres ha rappresentato e tuttora rappresenta una realtà decisiva in merito alle relazioni/rapporti che uno stato come l’Albania mantiene nel sistema mediterraneo. Città di antica fondazione, capitale dello stato degli Illiri, per i romani porta fondamentale verso i Balcani e l’oriente (passava proprio in questi territori la via Egnatia in direzione di Costantinopoli), città fondamentale per la storia moderna dell’Albania, luogo ed oggetto di grandi contraddizioni post-comuniste, testata di una area metropolitana in fase di definizione con Tirana, contenitore di realtà in altri luoghi antitetiche (chiesa ortodossa, chiesa cristiana, comunità mussulmana) che vivono in completa simbiosi. Resti di un passato talvolta glorioso  insieme a frammenti di un futuro avvolto dall’incertezza. Città che, come molte altre nell’area balcanica, in 20 anni ha subito un drammatico passaggio dal comunismo al liberismo e visto il suo territorio aggredito, la sua identità disgregata, le sue autorità depotenziate, il suo spazio pubblico privatizzato. Questo territorio cerca ora di riprendersi, darsi delle regole, una strategia e di progettare il proprio futuro. Una città dove ad ogni angolo, su ogni gradino, in ogni spazio vuoto, su ogni panchina si percepisce una grande ricchezza, la ricchezza di avere una “vita di città”. Contemporaneamente è evidente la mancanza di spazi progettati e non risulta chiaro dov’è città e dov’è campagna, dov’è città e dov’è collina, dov’è città e dov’è mare, dov’è città e dov’è palude. Quale sarà l’alfabeto con cui si scriverà il suo futuro? con quali paradigmi si devono decidere le strategie della città? quale sarà la filosofia  ad essa più congeniale? Chi saranno gli attori? per quale cittadinanza progettare?, insomma quali sono le domande che una città dalla realtà così complessa si deve porre?

The city of Durres has represented and still represents a crucial fact about the relations that a state like Albania keeps in the Mediterranean system. City of ancient foundation, capital of the state of the Illyrians, the Romans door to the Balkans and the East (passed in these areas the Via Egnatia towards Constantinople), fundamental city of Albania modern history, place and subject of post-communist contradictions, head of a metropolitan area being defined with Tirana, contain antithetical realities (three religions like orthodox Church, christian church and muslim) living in complete harmony. Remains of a glorious past, with fragments of an uncertain future at least. City, like many others, that in 20 years has undergone a dramatic transition from communism to liberalism and saw his territory attacked,  his identity disrupted, his authorities weakened, its public space privatized. This territory is now looking to bounce back, set rules, strategy and design its own future. A city where at every corner, on every step, in every empty space, is possible to perceive a great wealth, the wealth of having a “city life”. At the same time there is an obvious lack of designed space, and there isn’t clarity of where is city and where is country, where is city and where is hills, where is city and where is sea, where is city and where is swamp. What will be the alphabet to write the future?, with such paradigms will have to decide the strategies of the city? What is the philosophy most congenial to it? Who are the actors? planning for what citizenship? In short what are the questions that a city so complex must be asked?

Qyteti i Durresit ka paraqitur dhe paraqet edhe sot nje realitet vendimtar persa i perket lidhjeve/raporteve qe nje shtet si Shqiperia mban ne sistemin mesdhetar. Qytet i krijimit te hershem, kryeqytet i shtetit te ilireve, per romaket e vjeter portë fondamentale drejt Ballkanit dhe drejt Lindjes (pikerisht ne keto territore kalonte Rruga Egnatia ne drejtim te Konstandinopojes, qytet themelor per historine moderne te Shqiperise, vend dhe objekt i kundershtime te medha post-komuniste, vend i provuar nga nje zone metropolitane ne nje faze ne zhvilllim e siper me Tiranen, mbajtes realitetesh ne vende te tjera antike (kisha ortodokse, kisha e krishterë, komuniteti musliman) te cilet jetojne ne nje simbioze te vertete.
Rrenoja te nje te kaluare shpesh here te lavdishme, se bashku me copeza te ardhmeje e mbuluar nga paqartesia. Qytet, i cili, ashtu si edhe shume qytete te tjere ne zonen ballkanike, ne 20 vjet ka pesuar nje kalim dramatik nga komunizmi ne liberalizëm dhe, duke pare territorin e tij te sulmuar, identitetin e tij te shkerrmoqur, autoritet e tij te shfuqizuara, hapesiren e tij publike te privatizuar. Ky territor kerkon tashme te rimarrë veten, t’i jape vetes rregulla, nje strategji eshte te projektoje te ardhmen e tij. Nje qytet ku, ne cdo kend, ne cdo cep, ne cdo hapesire boshe, ne cdo stol perceptohet nje pasuri e madhe, pasuria per te patur nje “jete qyteti”. Njekohesisht eshte e dukshme mungesa e hapesirave te projektuara dhe nuk rezulton e qarte se ku eshte qytet e ku eshte fshat, ku eshte qytet dhe ku eshte koder, ku eshte qytet e ku eshte det, ku eshte qytet e ku eshte moçal. Cili do te jete alfabeti me te cilin do te shkruhet e ardhmja e ketij qyteti? Me te cilat paradigma do te duhen te vendosen strategjite e qytetit? Cila do te jete filozofia qe do t’i shkoje me per shtat ketij qyteti? Cilet do te jene aktoret? Per te cilen shtetesi duhet projektuar? Me pak fjale, cilat jane pyetjet qe nje qytet, me nje realitet kaq kompleks, duhet t’i beje vetes?

Contrassegnato da tag

Il primo passo

Oggi 18 aprile 2011 abbiamo presentato il tema della tesi durante il Laboratorio di sintesi finale di Urbanistica, una presentazione informale come primo passo per cominciare a definire le problematiche, i punti di forza il come ed il perchè della città di Durazzo/Durres e poter così impostare il lavoro di ricerca che ci attende.

Today, April 18, 2011 we presented the theme of the thesis during the synthesis laboratory of city-planning; an informal presentation as a first step to begin to define the issues, the strengths of how and why the city of Durazzo / Durres and can thus set the research work that awaits us.

Annunci